EMPATIA? SE LA CONOSCI LA EVITI!

Sfatiamo il mito della parola empatia

empatia negativa per insegnante freelance

Che cos'è l'empatia

Quante volte hai sentito nominare la parola empatia.

Il problema è che viene spesso e volentieri viene utilizzata in modo sbagliato.

A spada tratta chiunque presuppone il fatto che essere empatici sia una prerogativa per accudire in modo giusto gli altri. Erroneamente si pensa che il significato della parola empatia sia avere un forte lato umano che spinge ad aiutare gli altri.

In realtà la parola empatia ha un significato diverso.

La parola deriva dal greco antico “εμπαθεία” (empatéia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”), significa letteralmente sentire la sofferenza altrui.

TRATTO DA WIKIPEDIA

Lo stato psicologico della simpatia ha tratti in comune con quello dell’empatia, ma anche divergenti.

Le principali definizioni sono:

  • Empatia: abilità di percepire e sentire direttamente ed in modo esperienziale le emozioni di un’altra persona così come lei le sente, indipendentemente dalla condivisione della sua visione della realtà.

  • Simpatia: percezione di situazioni in maniera simile ad un’altra persona. Questo quindi implica preoccupazione, partecipazione, o desiderio di alleviare i sentimenti negativi che l’altro sta provando.

Per questo è possibile provare:

  • simpatia, ma non empatia: quando si sentono internamente la voglia di aiutarlo, ma non proviamo in modo diretto ed interiore il suo sentimento di dolore (empatia);

  • empatia e simpatia: quando si percepiscono i sentimenti dell’altra persona (empatia) e si sente la voglia di aiutarla.

Se sei un coach, un formatore, un insegnante utilizzare l’empatia gioca a tuo sfavore.  Trasforma l’ empatia in simpatia!

empatia negativa per insegnante freelance

Perchè l'empatia è negativa se sei un docente o coach

Ti racconto in primis di come l’empatia sia stata negativa per me nel lavoro di docente.

Nel 2012 ho lavorato come insegnante a Mendoza in Argentina per una ONG.

Ero insegnante in una scuola non formale in un luogo in cui sorgeva una baraccopoli, con bambini dai 5 ai 17 anni.

Io insegnavo a diverse classi e diverse età.

La scuola era nata con l’intento di allontanare quei ragazzi dall’ambiente familiare violento e criminale.

La ONG per cui lavoravo (ENGIM ONG) aveva la mission  di poter cambiare la realtà difficile e di marginalità attraverso l’educazione.

Ho sposato da allora il concetto di poter migliorare la realtà della persona attraverso l’educazione ed in questo modo poter cambiare radicalmente il mondo.

I ragazzi della scuola vivevano una realtà quotidiana piena di violenza, abusi sessuali e microcriminalità.

Questa sofferenza la esternavano in vari modi: scoppiavano spesso episodi di violenza o di esternazione di dolore.

Quando la sera tornavo a casa, finito il mio lavoro, stavo malissimo. Piangevo, mi sentivo impotente nel lenire il dolore di questi bambini e soffrivo le loro pene come se le vivessi io in prima persona, deprivandomi di ogni energia.

Quando mi trovavo con i ragazzi non sentivo allegria e gioia di vivere, e non avevo la forza di invece motivarli e spronarli. In questo modo c’era un forte calo della mia resa come insegnante.

Non riuscivo a fare al meglio il mio lavoro.

Obbligatorio gestire l'empatia per insegnare e non solo

Come puoi fare l’operatrice olistica se non hai un equilibrio psicofisico? Come trasmettere serenità ed ascolto, quando la nostra mente è piena di spazzatura?

Medici ed insegnanti per esempio sono tenuti a fare degli esami anche di psicologia, per poter affrontare il proprio lavoro, senza trasformarlo in un incubo.

Spesso e volentieri ho pensato di lasciare il lavoro dell’insegnante perché coinvolgeva fortemente il mio lato emotivo, minando il mio già precario equilibrio.

Pensavo: Sono troppo empatica, insegnare non fa per me!

Con il tempo ho invece capito che gestire l’empatia e trasformala in simpatia è invece una skill che si può acquisire con la formazione e l’esperienza.

Imparare a gestire l’empatia

Imparare a gestire l’empatia è una prerogativa per chiunque si trovi ad aiutare gli altri ad affrontare dei problemi, così come può essere per uno psicologo, un medico, un coach o un insegnante.

Queste figure professionali per poter vivere una vita serena e migliorare la loro professionalità devono imparare a gestire l’empatia e trasformarla in simpatia.

Non ci si può immergere nel dolore delle persone che vogliamo aiutare, altrimenti intralciamo il nostro lavoro, non riuscendo ad aiutare gli altri fino in fondo.

E’ importante aiutare la persona, senza indebolirci, e poter riservare tutte le energie vitali per invece portare a termine la nostra missione.

Imparare a schernirsi richiede la conoscenza se stessi e di vari meccanismi psicologici, argomenti che affronteremo da metà settembre nei corsi formativi per diventare insegnante freelance.

Saper gestire l’empatia è un lavoro che coinvolge la nostra persona e la ricerca dell’equilibrio psicofisico.

Per poter aiutare gli altri è importante quindi lavorare continuamente su noi stessi e sulla nostra personalità per avere una serenità tale da poter essere trasmessa.

Anche tu, se sei una persona empatica come me, puoi imparare a gestire questa caratteristica ed utilizzarla in maniera positiva con la conoscenza di te stesso e del mondo che ti circonda.

Trasforma l’empatia in simpatia, renderai il tuo lavoro più effettivo, potrai aiutare in maniera più efficace le persone!

Fammi sapere cosa ne pensi di questo concetto.

Con amore

Prof Genna

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